di Marcello Milazzo
Urge una bella regolata generale, anche nel mondo del calcio giovanile, dove i modelli importati dallo sport maggiore professionistico, spesso emulazioni delle gesta televisive, sono una delle cause dell’abbruttimento delle atmosfere, anche in campi da gioco, come quelli del calcio in erba e minori, dove invece dovrebbe vigere solamente la ricerca di una competizione sana e rispettosa dell’avversario e dei direttori di gara, un reciproco misurarsi, che non faccia del “vincere a qualsiasi costo” o del “sentirsi vittima di cospirazioni”, il disdicevole leitmotiv di questo gioco.
Gli episodi invece, in cui ci si capita molto spesso di imbattere, sono sempre di più infarciti di momenti in cui, si alzano irresponsabilmente i toni, dando spesso un esempio ed un modello comportamentale errato, agli stessi ragazzi in campo. Ribrotti e petulanze continue, su presunti torti arbitrali, sia da parte di spalti sempre più irrequieti e pregiudiziali, sia da parte purtroppo delle stesse panchine, spesso incapaci di assistere alla contesa con compostezza ed equilibrio.
Il paradigma enunciato prima (e solo prima degli incontri), ovvero che gli arbitri, spesso giovani alle prime armi, sono ragazzi da iniziare all’esperienza, quindi assoggettati anche ad errore di valutazione, nè più nè meno come gli stessi ragazzi che scendono in campo con le due compagini di gioco, va comunque poi, soventemente a farsi benedire, durante il corso dei due tempi di gioco, specie nei casi in cui il risultato si mantiene in equilibrio, più o meno precario o marcato.
Ma questo rimarcare i presunti torti subiti, questo anteporre il concetto di vittima sacrificale rispetto ai tanti motivi per cui un risultato non possa andare in porto, nasconde anche la logica della non assunzione di proprie responsabilità, oltre che quella per cui l’unico obiettivo è superare l’altro con qualsiasi mezzo possibile. Il trovare giustificazioni diverse da quelle a carattere tecnico difatti, e cercare costantemente dei capri espiatori, è un messaggio che crea alibi anche nei ragazzi, che talvolta diventano così anche i primi a rivoltarsi contro qualsiasi decisione arbitrale a proprio “insindacabile svantaggio”.
Oltre la facile litania vittimistica del cosiddetto “agnello sacrificale”, si scatena un altro disdicevole meccanismo, in questa fiera della ricerca degli errori altrui, ovvero, squadre, staff o spettatori (spesso purtroppo anche gli stessi genitori), che il presunto errore del direttore di gara, lo recriminano quando a svantaggio della propria fazione, mentre quando capita invece, l’episodio chiaramente a proprio favore, tutto diventa ammesso, o ben più clamoroso talvolta, si nega addirittura, l’evidenza del vantaggio ricavato nell’occasione.
Tutto negativo e da rimarcare quindi, se le cose volgono al peggio, mentre in caso di situazioni favorevoli, si ci si ripara nel silenzio, o addirittura non si ammette appunto ciò che l’evidenza indicherebbe chiaramente come un errore a proprio vantaggio. Segno che è proprio il modo di approcciare al rettangolo di gioco, da parte di tutti gli attori protagonisti diretti o indiretti della contesa, ad essere decisamente sbagliato, come capita di continuare a vedere sui campi delle competizioni giovanili, domenica dopo domenica.
E’ bello sicuramente quindi, seguire con passione le competizioni del mondo giovanile, infarcendole di cronache, commenti, risultati e classifiche varie, che rendono così, viva la vetrina di questo mondo fatto di divertimento, ma anche di sogni e di speranze, e questo dovrebbe essere il solo punto fermo della magia del calcio giovanile. Facciamo in modo quindi, che le esasperazioni, le rabbie represse, gli spiriti di reciproca sopraffazione, non inquinino questo splendido mondo magico, ritornando alla normalità del “gioco” del calcio, e dello sport in genere.
Gli arbitri inoltre, lasciamo che sbaglino con tranquillità, lasciamoli “giocare” anche loro, come lo fanno i nostri figli o i nostri tesserati, lasciamo che anche loro vivano il loro sogno in giacchetta nera, anche se in questa domenica forse il loro sogno ci ha svantaggiato. Verrà il momento che un altro fischio, giungerà a nostro favore, ed a quel punto ce ne accorgeremo pure, e impareremo a sorriderci sopra, nell’uno e nell’altro caso. Il ragazzo “fischiatore”, se lasciato tranquillo, pian piano imparerà, un po’ come nostro figlio, portiere o attaccante, che sia.
E magari domani, il sogno di diventare Buffon, Totti o Collina, ben coltivatosi così in loro, chissà che per qualcuno, non si realizzi per davvero.
