1 Agosto 2020

Termina il rapporto di Leonardo Giuzio con l’Asso Potenza

di Marcello Milazzo

Con un lunghissimo post di commiato sulla sua pagina facebook, l’ex CT della Rappresentativa Lnd Basilicata, Leonardo Giuzio, ufficializza la conclusione del suo rapporto di lavoro in seno all’Asso Potenza, e prende spunto anche per un excursus sulla sua carriera da tecnico, sulle sue linee guida ed il suo personale credo di formazione calcistica, e per ultimo per un ringraziamento generale, e con qualche menzione specifica, a coloro che sono stati al suo fianco, in questi due anni di esperienza nella società minozziana, in cui è stato alla guida degli Under 15 Provinciali.

Un incarico quindi, da Mister del settore giovanile, che si chiude senza acredini o recriminazioni, ma con una semplice intenzione di voltar pagina, come spesso fatto, dal trainer potentino, che deve la sua preparazione, anche alla lunga parentesi australiana. Teoreta della formazione morale e tecnica sopra ogni cosa, senza l’imperante assillo dei tre punti domenicali, come imposto dalle logiche del calcio maggiore, Giuzio difatti, non smette mai d’asserire, come la forsennata ricerca del risultato, già nelle classi d’età minori, sia elemento fortemente limitativo, per la crescita dei giovani, di qualsiasi disciplina sportiva.

Riportiamo quindi, per intero, il suo lungo post, che spicca stamani, nel suo profilo personale del Social suddetto:

<<Premetto che sarà un post lungo e che parla di calcio giovanile, inteso come attività fatta da ragazzi e ragazze sotto i 14 anni. Quindi chi non ha pazienza, i fenomeni o i “mister” da Playstation e Bar dello Sport, CIAO!
Anni fa ho investito tempo e denaro per un corso che mi insegnasse qualcosa sul mondo degli istruttori di calcio a 11. Tra le varie discipline brevemente trattate, a testimonianza che si tratta di un ruolo a 360°, mi ha colpito molto la sfera psicologica e le enormi differenze di comportamenti e di metodologia da adottare in base al pubblico di riferimento. Andando poi ad approfondire fuori dall’aula alcune tematiche, ho deciso di continuare a rapportarmi con piccoli e piccole sportive, diciamo sotto i 14 anni. Vuoi per una maggiore propensione dei bambini ad imparare, vuoi per una certa empatia sviluppata negli anni verso i piccolini, vuoi anche perché forse sono gli unici a cui posso insegnare qualcosa.
D’altronde, la mia prima esperienza nelle vesti di educatore sportivo fu a Sidney circa 8 anni fa, nella bellissima scuola calcio di @andreaicardi , con grandi uomini come @zanoncelli @achille @zorzetto @pezzella e il lucano @capece. Da ormai 5 anni, rientrato in Basilicata, ho dedicato sempre parte del mio tempo alle scuole calcio, a Brienza prima e Potenza poi, con una bellissima esperienza con la rappresentativa Regionale di calcio ad 11, prima come collaboratore dell’amico @borneo e poi come tecnico al Torneo delle Regioni 2019.
Queste poche esperienze hanno maturato in me diverse convinzioni, dovute dall’osservazione dei fatti accaduti. Essendo oggi padre, riesce per me più facile mettermi nei panni di ogni singolo genitore che negli anni mi ha “affidato” un proprio figlio. Intanto li ringrazio uno ad uno per la fiducia ( a volte mai riposta o conquistata col senno di poi, ma tant’è…) e mi auguro di aver lasciato qualcosa ai ragazzi, che abbia contribuito alla loro crescita, umana prima che calcistica.
Non è un caso se ho usato termini come istruttore o educatore, mai mister o allenatore, perché ritengo sarebbe troppo limitante inquadrare questo ruolo nel solo ambito sportivo. Credo che i bambini debbano essere invogliati fino ai 14 anni a provare tanti sport, diversi, a seguire quelli che più gli piacciono, a seguire quelli dove vanno i propri amici. Ma soprattutto debbano avere una figura di riferimento affidabile, oltre a quella dei genitori e degli insegnanti scolastici. Credo…
Appunto, credo…. Credo che negli anni ci sia stata una traslazione della figura al centro del progetto e dell’idea della scuola calcio, passando dal bambino/a utente (come natura vorrebbe) alla scuola calcio stessa o al genitore o al tecnico o al dirigente di turno. Le scuole calcio della nostra piccola realtà, per quanto ho visto e toccato con mano, si sono trasformate da centri di aggregazione e addestramento umano e sportivo, in piccoli cluster in cui gli obiettivi sono, parlando fuori dai denti, trofei, riconoscimenti (più o meno riconosciuti), cassa (inteso come danari) e rivalità che definire provinciali è poco.
Negli anni ho visto bravissimi e preparatissimi istruttori venire sottopagati, sfruttando una indole caratteriale poco combattiva o il bisogno degli stessi; bravissimi istruttori venire messi da parte o declassati per questioni di sesso (inteso uomo vs donna); responsabili di scuole calcio voler fare le prime donne, mettendo in cattiva luce propri collaboratori; genitori che credevano di alimentare la passione dei propri figli “alimentando” gli interessi di dirigenti o tecnici; genitori che ovviamente ne sapevano sempre più dell’istruttore a cui avevano affidato il proprio figlio (anche se in alcuni casi sarebbe difficile dargli torto, ma non deve mai mancare il rispetto dei ruoli); istruttori improvvisati, perché senza reale attitudine al rapporto con bambini di una certa fascia di età oppure senza capacità educative vere e proprie, presi esclusivamente per un rapporto di amicizia/conoscenza o, soprattutto, per convenienza economica; genitori il cui desiderio di realizzazione mancato prevaleva sulle reali necessità del proprio figlio; istruttori, genitori e dirigenti inveire ed arrivare anche allo scontro con avversari o addirittura arbitri (che per inciso avevano la stessa età dei loro allievi/figli/ragazzi).
Negli anni ho avuto la fortuna di incontrare persone eccezionali, sotto forma di colleghi, di dirigenti, di genitori ma soprattutto sotto forma di grandi uomini e donne che all’anagrafe risultavano avere meno di 15 anni.
Ho visto dirigenti amare il proprio ruolo e farlo con devozione assoluta, come se tutti gli iscritti fossero propri figli o fratelli minori. Ho visto dirigenti parlare a cuore aperto con gli istruttori, cercando di farli crescere e trovarsi una risorsa sempre più formata dentro casa.
Ho visto istruttori ed educatori ricolmi di passione per lo sport e per la crescita dei bambini/e; ho visto istruttori ed educatori emozionarsi per un abbraccio ricevuto, per una capriola o un passaggio riuscito, per un goal fatto o un tiro sbagliato; ho visto istruttori farsi carico di problemi scolastici o di famiglia dei ragazzi; ho visto istruttori formarsi autonomamente o attraverso il Settore Tecnico per migliorare il proprio approccio e la propria metodologia di lavoro; ho visto istruttori confrontarsi perché c’è sempre qualcosa da migliorare.
Ho visto ragazzi di 15 anni fare gli arbitri mossi da una sana passione, che va al di là della tessera, del piccolo rimborso economico o del potere simbolicamente dato dal fischietto.
Ma soprattutto, loro… Io ho 4 fratelli di sangue, ma poi ho scoperto di averne molti altri, dai 5 ai 19 anni: figli di amici, di gente che non conoscevo, di estrazione borghese o popolare, italiani da generazioni e stranieri, biondi e bruni, alti e bassi, filiformi o sovrappeso. Ognuno di loro, nel momento in cui l’ho conosciuti, partivano da “livelli” di motricità, tecnica e apprendimento diversi. Il mio unico obiettivo è sempre stato quello di personalizzare il mio impegno con ognuno per portare al termine della stagione di miglioramenti, dai più piccoli ai più evidenti. Ho cercato di far sentire loro quello che sono stati per me, unici, con tutti i loro pregi e difetti: farei torto a qualcuno se iniziassi a nominarli, ma me li ricordo tutti. Avevo ed ho un unico filo conduttore, fatto da più “leghe” in modo da essere forte, indistruttibile, solido: queste leghe che mi accompagnano ogni volta sono l’esempio, le regole ed il rispetto.
L’istruttore di scuola calcio deve essere da esempio per i propri ragazzi, siano essi 10, 20 o 100. Esempio fuori e dentro dal campo. Non si può dire ai ragazzi di non inveire in campo, di mantenere un comportamento rispettoso di avversari e direttori di gara, quando poi al primo presunto errore o torto subito si alza la voce e ci si produce in spettacoli poco decorosi. Degli istruttori poi che inveiscono addirittura contro i propri ragazzi perché poco incisivi o poco svegli o per i troppi errori, beh quelli non meritano menzione alcuna.
All’inizio di ogni stagione sono solito discutere e stabilire delle regole. Discuterle con i ragazzi, che spesso con i loro 10 anni risultano essere più maturi degli adulti che li circondano. Per questo all’inizio risulto sempre un poco antipatico, un “generale”. Sono regole semplici, come il saluto quando si arriva al campo, o quello al termine della partita, il saluto con gli avversari, l’abbraccio con i compagni dopo una marcatura, la puntualità (anche nell’avvisare in caso di assenza o ritardo), la non centralità del risultato… Ma se durante la stagione dimostro che quelle regole sono valide per tutti in egual modo e che possono portare ad un maggiore divertimento dei ragazzi, beh anche il mio peggior detrattore si è sempre ricreduto al termine della stagione. Regole che vanno date anche ai genitori, che devono rispettare i ruoli, devono rispettare l’indipendenza e le fasi di crescita del proprio figlio/a. Una delle prime regole che rivolgo ai genitori nasce da un’osservazione: dopo una partita o un allenamento, la gran parte dei genitori amorevoli si avvicina ia pargoli e chiede “che avete fatto? avete vinto?quanti goal hai fatto?”. Domande agghiaccianti, che DEVONO essere sostituite da un più candido e sereno ma fondamentale “Ti sei divertito?”. Ecco l’unico modo per capire e far capire che il risultato, quello che vediamo su tabelloni, giornali o post di sedicenti ed illustri informatori, NON CONTA NIENTE. Potrei andare avanti per ore sul concetto che “..dalle sconfitte si costruiscono le vittorie..” o “..bisogna imparare a saper perdere se si vuole saper vincere..”, ma mi scontrerei contro chi parla di agonismo, di abituare il proprio figlio/a alla “giungla della vita”. A volte quello che manca è un minimo di buon senso e del rispetto…
Ho sempre rispettato ognuno dei ragazzi che ho avuto la fortuna di incrociare negli anni. Con alcuni ci siamo persi di vista, con molti siamo piacevolmente in contatto, con tutti c’è grande rispetto, anche con chi crede di aver subito da me un torto o una scelta non giusta. Ho sempre parlato con tutti, a cuore aperto, con la loro crescita come unico e preminente interesse. In pochi non l’hanno capito.
So che queste sono tante, molte parole, ma sono state sempre accompagnati dai fatti, fatti che andavano nella stessa direzione, quella lastricata degli unici riconoscimenti che mi interessano: i sorrisi dei ragazzi che mi salutano anche dopo molti anni, dei ragazzi che ho allenato pochi mesi o che ho incrociato sedendo sulla panchina della squadra avversaria, dei genitori che hanno notato nel quotidiano i miglioramenti dei propri figli.
Ho sempre fatto mia una massima: “il mio obiettivo è creare grandi uomini, prima che grandi calciatori”. Il futuro dirà se ci sono riuscito. Vorrei tanto che questa massima sia il cuore di tutte le scuole calcio, in particolare in un momento come questo, in cui i ragazzi molto facilmente abbandonano lo sport perché il lato faticoso li spaventa (comporta sacrifici, regole e bocconi amari da mandar giù) e preferiscono mollare, spinti inconsapevolmente dall’ovattato habitat creato ad hoc dal genitore apprensivo o fatalista, il cui figlio non deve faticare per ottenere quello che vuole, gli è dovuto in quanto proprio figlio….
Oggi termina per me un percorso di due anni nella scuola calcio Asso Potenza, che sono stato onorato di rappresentare, prima come iscritto (1997-2000) e in questi anni come istruttore/educatore. Voglio ringraziare tutti i miei compagni di viaggio, in primis i ragazzi che direttamente mi hanno vissuto (gruppo 2004/2005, gruppo 2010/2011, qualche 2006 e 2007 anche se meno); poi chi come @mimmouva il prof @emiliomaggio @perna Di Lascio, @federicatornillo @pace hanno collaborato a stretto contatto con me; i dirigenti, a partire dal presidente @paolodigiuseppe, fino ad @angelo, con menzione particolare per @claudiafusco, @fiorenzoberillo e @donatodaddezio, che mi hanno supportato e sopportato; tutti i genitori, che mi hanno affidato una parte di loro e che mi auguro abbiano trovato in me un porto sicuro per i loro figli, durante il lungo viaggio della vita.
Presto ripartirò mi auguro, cercando di portare la mia metodologia dove l’aspetto umano e sociale ha una forte incidenza sulle dinamiche quotidiane, rinfrescando l’idea di uno sport pulito, fatto di passione sorrisi e sudore.
Non di solo pane vive l’uomo… ed io devo pure dimagrire!!!
A tutti voi, “miei” ragazzi e ragazze l’esortazione a cercare sempre di alzare l’asticella, di cercare sempre il confronto con quelli migliori di voi e di rendere orgogliosi voi stessi, i vostri genitori e, perchè no, me!>>

Lascia un commento